Fantasy and Romance – recensione “L’altra faccia della Luna”

Un grazie di cuore al sito Fantasy and Romance per la bella recensione de “L’altra faccia della Luna”!

 

La storia vede come protagonista Emma , una ragazza al quarto anno di liceo con la passione per l’astronomia e la scienza . Vive in un piccolo paese dove tutto resta immutato , dove il progresso è quasi inesistente . Condivide la sua vita e i suoi giorni con la mamma e il papà e i suoi due migliori amici : Arianna e Andrea .

I tre a scuola sono presi di mira spesso e volentieri dai bulli della scuola , uno di questi è Carlo , che non da mai a loro un’attimo di pace , presto però le cose cambieranno per i tre , presto la vita di Emma verrà stravolta da qualcosa di molto più grande di lei , presto dovrà rivalutare la sua fiducia nella scienza , si , perchè Emma è una ragazza razionale , una che crede solo ed esclusivamente nella scienza , una che non crede affatto nel paranormale , nella magia e nelle leggende. [continua…]

Spunti per la scrittura ~ Il punto di vista

Oggi vorrei parlarvi di uno degli aspetti più ostici della scrittura: il punto di vista. Spesso si trova difficoltà nello scegliere quello che si può riportare o meno quando si scrive senza incappare in un salto di punto di vista non desiderato. Ma procediamo con ordine.

Prima di tutto dobbiamo avere ben chiaro in mente che il punto di vista (PDV o POV dall’inglese point of view) è diverso dall’autore della storia. Mentre l’autore sa cosa accade a tutti i personaggi in qualsiasi momento e conosce l’evolversi della storia in tutti i suoi aspetti, il punto di vista ci mostra solo e soltanto cosa vede, sente e prova il personaggio cui si è scelto di affidare la narrazione.

 

Una volta scelto il POV da tenere durante la narrazione, nella fase di scrittura è sempre bene porsi le seguenti domande:

Chi percepisce? Chi vede o percepisce con gli altri sensi deve essere sempre il personaggio che si è scelto per raccontare la storia.

Chi sa? Bisogna riportare solo ed esclusivamente ciò che sa, crede, pensa o suppone il personaggio a cui appartiene il POV.

Chi valuta? Vengono descritti i giudizi, le opinioni e i valori del personaggio del POV.

Chi sente? Le emozioni, i sentimenti e gli stati d’animo sono quelli del personaggio scelto.

 

Esistono vari tipi di punto di vista, qui di seguito i più usati.

Prima persona

Quando la storia viene narrata da un personaggio, che solitamente riveste anche il ruolo di protagonista, si ha una narrazione in prima persona. Il protagonista è il testimone dei fatti che lo circondano e usa i suoi sensi e i suoi pensieri per raccontare le vicende.

Attenzione: in questo caso il narratore può raccontare solo i fatti avvenuti in sua presenza e non ha accesso ai pensieri degli altri.

La scelta di un determinato personaggio per la narrazione determina anche il tono della narrazione stessa. Se si tratta di un personaggio crudele, per fare un esempio banale, anche la narrazione avrà un tono crudele, seguendo lo stato d’animo del protagonista.

 

Prima persona multipla

Questo POV si ha quando la narrazione è in prima persona, ma si hanno più narratori. In questo caso è bene tenere presente che i diversi punti di vista non si possono intrecciare, ma che anzi bisogna segnalare il passaggio dall’uno all’altro anche graficamente.

 

Terza persona: punto di vista singolo

Il narratore non è un personaggio, ma una voce narrante esterna. In questo caso il narratore sceglie un personaggio e racconta la storia dal suo punto di vista.

Questo tipo di POV ha il vantaggio di consentire al narratore una maggiore libertà stilistica poiché, a differenza del POV in prima persona, non deve restare legato al carattere del personaggio.

Resta comunque il fatto che il narratore non può parlare di fatti a cui il personaggio scelto non ha partecipato o riportare pensieri non suoi.

 

Terza persona: punto di vista multiplo

Si tratta della tecnica dei punti di vista alternati, in cui il narratore esterno sceglie di riportare il punto di vista di più personaggi.

In questo caso si deve prestare molta attenzione alla coerenza, quindi si deve fare in modo che il lettore abbia sempre ben chiaro a chi appartiene il punto di vista. Per questo, come già detto per la prima persona multipla, il passaggio da un punto di vista all’altro deve essere segnalato anche graficamente (saltando una riga, inserendo elementi grafici o passando a un nuovo capitolo).

 

Terza persona onnisciente

Prima di tutto, bisogna dire che questo tipo di POV è ormai poco usato.

Il narratore della storia sa tutto, conosce tutti i fatti e tutti i pensieri dei personaggi, ma quello che racconta deve sempre passare attraverso il POV del personaggio che ha scelto. In questo caso il narratore può passare da un personaggio all’altro con la massima libertà.

 

Nella speranza di esservi stata d’aiuto nel chiarire i vostri dubbi riguardo il punto di vista, vi saluto e vi do appuntamento al prossimo articolo di “Spunti per la scrittura”!

Spunti per la scrittura ~ Il romanzo storico

Partendo dal presupposto che non sono un luminare della materia e che ciò che sto per scrivere sono semplicemente delle considerazioni personali basate sulla mia esperienza come collaboratrice della Triskell Edizioni, oggi vorrei darvi alcuni consigli che spero possano tornarvi utili per la stesura di un romanzo storico.

Il romanzo storico è uno dei generi che preferisco (non ho mai nascosto di essere una grande fan di Jane Austen mi sembra, no?) e sotto alcuni aspetti lo ritengo anche un genere un po’ ostico. Vi spiego perché.

  • Quando si vuole scrivere un romanzo la cui trama è strettamente intrecciata alle vicende storiche, è estremamente importante avere un’ottima conoscenza del periodo di cui si vuole scrivere.
    Se si vuole parlare di un’epoca in cui sono avvenute battaglie, per esempio, è necessario conoscere tutto di quelle battaglie. Può sembrare un’indicazione molto sciocca ma non è così. Una conoscenza superficiale dei fatti storici, presentati magari con delle imprecisioni, possono portare il lettore a dubitare dell’intera opera.
  • Cadere nell’anacronismo è davvero molto facile se non si ha ben chiaro il dove e il quando. Molto spesso mi è capitato di leggere opere di scrittori emergenti in cui i fatti storici venivano riportati con imprecisioni tali da far storcere il naso. Un esempio sciocco: se la storia è ambientata nell’800, è poco probabile che i personaggi possano festeggiare la ricorrenza del Natale addobbando un albero sintetico con luci colorate.
  • Nel caso in cui si voglia narrare una vicenda in cui il momento storico fa solo da cornice, è sempre bene tener presente che la storicità di un periodo non è data solo dagli eventi politici e militari. Anche le usanze sono importanti, così come i costumi e il modo di parlare. Tutto questo aiuta a far immergere il lettore all’interno della vicenda.
  • Quale che sia il tipo di romanzo storico che si è deciso di scrivere, è sempre importante tenere presente uno dei punti secondo me fondamentali: rendere il linguaggio parlato dai personaggi il più rispondente possibile a quello dell’epoca. Mentre la voce narrante può prendersi la libertà di essere un po’ più moderna (senza ovviamente esagerare) i personaggi non devono mai discostarsi dal periodo storico in cui vivono. Particolare attenzione deve essere posta ai termini usati. Spesso mi capita di trovare lemmi o concetti non ancora presenti nel momento storico di cui si narra (può capitare facendo riferimento a parti architettoniche o mezzi di locomozione, per esempio). Mai come in questo caso torna utile l’uso di un buon dizionario in cui controllare la datazione delle parole che si vogliono usare.
  • Personalmente non amo troppo i libri in cui la parte storica fa da padrona. Dare molto spazio a questa a discapito della trama che coinvolge i personaggi rischia di trasformare il romanzo in un manuale di storia, quindi consiglio di dosare con cura le due parti. Ovviamente questo non vale per quei romanzi in cui i fatti storici sono inventati. In questo caso soffermarsi sugli avvenimenti può aiutare certamente il lettore a immeggersi nella trama.

Spero di esservi stata un pochino d’aiuto nel chiarirvi le idee riguardo questo genere di romanzo!

M’aggia sfuga ncopp a sta cosa – L’educazione… questa sconosciuta

Sinceramente a volte davanti a tanta maleducazione e supponenza non so davvero cosa pensare.

Sarà che l’educazione non la insegnano a tutti o che qualcuno creda non sia qualcosa che debba essere usata, ma sempre più spesso mi trovo a dovermi confrontare con persone che non sanno neanche chi sono e mi trattano come se mi conoscessero da anni. Tesori belli, io non sono amica di nessuno… a meno che non ci abbia mangiato un chilo di sale insieme.

Conoscete la regola secondo cui se non mi conosci, prima di tutto mi dai del lei e secondo poi ti rivolgi a me con una certa (ripeto) educazione? E questa è una regola generale eh… una norma che regola la vita quotidiana. Se non mi conosci non mi tratti da amicona perché, fidati, a me di te non frega niente.

Ma vogliamo parlare di quando questa semplice regola non viene utilizzata in ambito lavorativo? Oh, beh… starei qui a discuterne ore e ore.
Prendiamo ad esempio l’ambito delle case editrici (esempio scelto a caso eh).

Tu, sì proprio tu, tu che hai scritto un libro e che ti credi di essere già chissà chi. Tu che non sei mai stato pubblicato, che non sai come funziona una casa editrice, che pensi di essere arrivato perché hai messo insieme 200 pagine di chissà cosa.
Tu, che fai per fare bella impressione? Mandi il tuo scritto così, senza leggere le regole d’invio, senza presentarti, senza dire che so “Buongiorno, vi invio il mio manoscritto in visione, sperando possa rientrare nella vostra linea editoriale e che sia di vostro gradimento”.
Ma no! Ma scherziamo? Tu abbassarti a certe cose?
No, tu il manoscritto lo mandi così, allegato all’email (a cui magari è espressamente vietato inviare manoscritti, perché si sa, sei troppo avanti per seguire le regole), senza neanche prenderti la briga di dire chi sei. Cioè… non sappiamo chi sei? Ma com’è possibile.

Quanti errori ci sono in un comportamento del genere? Oh beh… sono troppo impegnata, non mi va di stare qui a contarli tutti. Però un po’ di tempo per analizzare i più gravi me lo voglio prendere, anzi… me lo devo prendere.

1. Non hai letto le regole per l’invio dei manoscritti, e questo è chiaro. Ma del resto che colpa ne hai tu? Mica lì c’è scritto in caratteri cubitali “Attenzione prima di procedere all’invio del manoscritto leggi le regole”. E anche se quella scritta c’è e ti ci è caduto l’occhio, così per sbaglio, ma potevi veramente pensare che l’avviso si riferisse anche a te? Tzk

2. Hai ignorato le regole, ok. Sei anarchico l’abbiamo capito. Così hai deciso di inviare un’email per conto tuo. Vuota. Del resto non è che stai presentando uno scritto su cui avrai lavorato, che so, per un anno, quindi perché mai sprecare tempo a dargli la giusta importanza? Vogliamo scherzare? Quel file lì, in allegato, si vende da solo, che bisogno c’è di star lì a dire chi sei, cosa vuoi, cosa hai scritto e di che parla. Mi chiedo cosa sto qui ad analizzare questo punto a fare… boh.

3. Mettiamo caso che hai letto i commenti dei responsabili della casa editrice, magari li segui anche su facebook e twitter, e ti sei fatto l’idea che siano dei tipi alla mano. Del tipo “Ehi bella zio, ci piace dare spazio agli scrittori emergenti. Troppo figo”. Ok.
A questo punto torniamo al discorso di prima. Ma tu con quegli editori ci hai mica mangiato un chilo di sale insieme? No, perché se così fosse, alzo le mani eh. Ma se non è così, io buongiorno e buona sera lo dico pure alla vecchia rompip***e del piano di sopra. E’ educazione, caro mio, e se non la usi potrai anche aver scritto la nuova Divina Commedia, ma con te non ci vorrà mai avere a che fare nessuno. Fidati.

4. Ora ragioniamo per assurdo. Mettiamo che sempre quegli editori “bella zio” abbiano deciso di chiudere un occhio (ma facciamo pure tutte e due va’) e abbiano deciso di valutare ugualmente il tuo capolavoro… perché rincarare la dose inviando mail su mail chiedendo come procede? Seriously? Cioè… non ti è bastata la figura di m***a che hai già fatto? Oppure hai il dubbio che non abbiano capito che tipo sei e hai deciso di mettere le cose in chiaro? No perché, fidati, non ce n’è bisogno. Stai lì calmino e aspetta. I tipi alla “bella zio” non hanno mica solo il tuo capolavoro da leggere con immensa gioia. Ci sarà qualcun altro che avrà mandato il suo manoscritto prima di te. Non è che chi è più cafone passa avanti e il più maleducato vince il pulitzer.

5. Finalmente i “bella zio” hanno letto il tuo manoscritto e ti hanno risposto dicendoti che no, grazie non siamo interessati. Tu che fai? Chiedi spiegazioni. Perché? Se non ti vogliono pubblicare è ovvio che quello che hai scritto non è piaciuto, c’è da chiederlo? Se fosse piaciuto ti avrebbero detto di sì. E’ un ragionamento lineare, logico, cristallino… dico bene? E diciamoci la verità, magari il tuo modo di presentarti non ha giocato a tuo favore… ecco l’ho detto.

Quindi tutti voi che avete la convinzione che il mondo debba sottostare alle vostre regole non scritte e perciò inesistenti, prendetevi la briga di leggere le regole di chi le ha scritte davvero, perché prima o poi quegli editori passeranno dal “bella zio” a…. e ho detto tutto

La biblioteca di Eika – recensione “L’altra faccia della Luna”

Grazie mille al blog La biblioteca di Eika per aver recensito “L’altra faccia della Luna”!

Questo libro mi è stato inviato dalla casa editrice Triskelll edizioni che ringrazio per questa possibilità.
La storia parla delle avventure di un gruppo di amici Emma, Arianna e Andrea all’interno del loro liceo il “Fidenzio Neretti”, una scuola costruita sull’abitazione del fondatore e su cui circolano numerose leggende riguardanti gli spiriti.
I tre ragazzi non sono i tipici alunni popolari e spacconi ma sono spesso presi di mira dai bulli finchè un giovane misterioso, Hisoka, arriva in loro aiuto mettendo fine a quella tortura. [continua…]