M’aggia sfuga ncopp a sta cosa – L’educazione… questa sconosciuta

Sinceramente a volte davanti a tanta maleducazione e supponenza non so davvero cosa pensare.

Sarà che l’educazione non la insegnano a tutti o che qualcuno creda non sia qualcosa che debba essere usata, ma sempre più spesso mi trovo a dovermi confrontare con persone che non sanno neanche chi sono e mi trattano come se mi conoscessero da anni. Tesori belli, io non sono amica di nessuno… a meno che non ci abbia mangiato un chilo di sale insieme.

Conoscete la regola secondo cui se non mi conosci, prima di tutto mi dai del lei e secondo poi ti rivolgi a me con una certa (ripeto) educazione? E questa è una regola generale eh… una norma che regola la vita quotidiana. Se non mi conosci non mi tratti da amicona perché, fidati, a me di te non frega niente.

Ma vogliamo parlare di quando questa semplice regola non viene utilizzata in ambito lavorativo? Oh, beh… starei qui a discuterne ore e ore.
Prendiamo ad esempio l’ambito delle case editrici (esempio scelto a caso eh).

Tu, sì proprio tu, tu che hai scritto un libro e che ti credi di essere già chissà chi. Tu che non sei mai stato pubblicato, che non sai come funziona una casa editrice, che pensi di essere arrivato perché hai messo insieme 200 pagine di chissà cosa.
Tu, che fai per fare bella impressione? Mandi il tuo scritto così, senza leggere le regole d’invio, senza presentarti, senza dire che so “Buongiorno, vi invio il mio manoscritto in visione, sperando possa rientrare nella vostra linea editoriale e che sia di vostro gradimento”.
Ma no! Ma scherziamo? Tu abbassarti a certe cose?
No, tu il manoscritto lo mandi così, allegato all’email (a cui magari è espressamente vietato inviare manoscritti, perché si sa, sei troppo avanti per seguire le regole), senza neanche prenderti la briga di dire chi sei. Cioè… non sappiamo chi sei? Ma com’è possibile.

Quanti errori ci sono in un comportamento del genere? Oh beh… sono troppo impegnata, non mi va di stare qui a contarli tutti. Però un po’ di tempo per analizzare i più gravi me lo voglio prendere, anzi… me lo devo prendere.

1. Non hai letto le regole per l’invio dei manoscritti, e questo è chiaro. Ma del resto che colpa ne hai tu? Mica lì c’è scritto in caratteri cubitali “Attenzione prima di procedere all’invio del manoscritto leggi le regole”. E anche se quella scritta c’è e ti ci è caduto l’occhio, così per sbaglio, ma potevi veramente pensare che l’avviso si riferisse anche a te? Tzk

2. Hai ignorato le regole, ok. Sei anarchico l’abbiamo capito. Così hai deciso di inviare un’email per conto tuo. Vuota. Del resto non è che stai presentando uno scritto su cui avrai lavorato, che so, per un anno, quindi perché mai sprecare tempo a dargli la giusta importanza? Vogliamo scherzare? Quel file lì, in allegato, si vende da solo, che bisogno c’è di star lì a dire chi sei, cosa vuoi, cosa hai scritto e di che parla. Mi chiedo cosa sto qui ad analizzare questo punto a fare… boh.

3. Mettiamo caso che hai letto i commenti dei responsabili della casa editrice, magari li segui anche su facebook e twitter, e ti sei fatto l’idea che siano dei tipi alla mano. Del tipo “Ehi bella zio, ci piace dare spazio agli scrittori emergenti. Troppo figo”. Ok.
A questo punto torniamo al discorso di prima. Ma tu con quegli editori ci hai mica mangiato un chilo di sale insieme? No, perché se così fosse, alzo le mani eh. Ma se non è così, io buongiorno e buona sera lo dico pure alla vecchia rompip***e del piano di sopra. E’ educazione, caro mio, e se non la usi potrai anche aver scritto la nuova Divina Commedia, ma con te non ci vorrà mai avere a che fare nessuno. Fidati.

4. Ora ragioniamo per assurdo. Mettiamo che sempre quegli editori “bella zio” abbiano deciso di chiudere un occhio (ma facciamo pure tutte e due va’) e abbiano deciso di valutare ugualmente il tuo capolavoro… perché rincarare la dose inviando mail su mail chiedendo come procede? Seriously? Cioè… non ti è bastata la figura di m***a che hai già fatto? Oppure hai il dubbio che non abbiano capito che tipo sei e hai deciso di mettere le cose in chiaro? No perché, fidati, non ce n’è bisogno. Stai lì calmino e aspetta. I tipi alla “bella zio” non hanno mica solo il tuo capolavoro da leggere con immensa gioia. Ci sarà qualcun altro che avrà mandato il suo manoscritto prima di te. Non è che chi è più cafone passa avanti e il più maleducato vince il pulitzer.

5. Finalmente i “bella zio” hanno letto il tuo manoscritto e ti hanno risposto dicendoti che no, grazie non siamo interessati. Tu che fai? Chiedi spiegazioni. Perché? Se non ti vogliono pubblicare è ovvio che quello che hai scritto non è piaciuto, c’è da chiederlo? Se fosse piaciuto ti avrebbero detto di sì. E’ un ragionamento lineare, logico, cristallino… dico bene? E diciamoci la verità, magari il tuo modo di presentarti non ha giocato a tuo favore… ecco l’ho detto.

Quindi tutti voi che avete la convinzione che il mondo debba sottostare alle vostre regole non scritte e perciò inesistenti, prendetevi la briga di leggere le regole di chi le ha scritte davvero, perché prima o poi quegli editori passeranno dal “bella zio” a…. e ho detto tutto

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